Mi piacerebbe parlare con te.
Ma non ora, non qui.
Passo ogni tanto e non scrivo affatto: questo blog pare il relitto di una nave d’altri tempi.
E ho pure voglia di parlare.
Stasera mi gira pure la testa.
Non so quale sarà il giorno in si interromperà questo silenzio: non è un momento fisso nella storia, come lo è stato, ad esempio, quello in cui per l’ultima volta ho scritto «buongiorno»; sembra piuttosto un appuntamento al quale ogni mattina io mi prepari, prima di uscire, prima che faccia giorno perché mi sveglio presto mentre qualcuno dorme ancora, mentre qualcun altro riprende sonno. A quell’ora del mattino io-penso-buongiorno.
Sono qui, non nell’indifferenza, ma nel silenzio che ho deciso di rispettare, nel rumore dentro che ho preferito non amplificare. Esistono molti modi di voler bene; in questo momento credo che il mio sia questo. A presto.
— Vladimir Nabokov.
Scrivo i pensieri come li ho pensati quasi una settimana fa, lunedì mattina. Avevo chiesto un giorno libero per non tornare di corsa e avere più tempo; mi era stato concesso tanto è il mio impegno nei giorni in cui “lavoro” (devo scriverlo tra virgolette?).
— Francesco De Gregori, Un guanto.
Che strano stare ad ascoltare quando non parla nessuno.
Così.